VOGLIAMO RACCOGLIERE
UN MILIONE DI FIRME

Per costringere la Commissione Europea a garantire e applicare anche nei confronti dei migranti quanto previsto nell’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali della UNIONE EUROPEA

Articolo 4: Proibizione della tortura e delle pene o trattamenti inumani o degradanti
Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti.

L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ICE) è uno strumento di democrazia partecipativa dell’UE a disposizione dei cittadini europei per esprimersi sulle politiche europee e le loro conseguenze. Attraverso l’ICE, raccogliendo almeno un milione di firme di cittadini di almeno sette Stati membri dell’UE, si può chiedere alla Commissione Europea di presentare un atto giuridico in un settore di sua competenza.

Puoi trovare più informazioni seguendo questo link: https://europa.eu/citizens-initiative/how-it-works_it

FASE PRELIMINARE – SIAMO QUI!
Questa fase serve per raccogliere le adesioni di gruppi e associazioni in ciascun Stato dell’UE. Vogliamo aver raccolto già 500.000 firme prima di iniziare la campagna vera e propria, per questo chiediamo ad ogni realtà che aderisce di stimare all’incirca il numero di firme che pensa di poter raccogliere: dobbiamo contarci! Inoltre dobbiamo consolidare il comitato promotore, individuando un coordinatore in ciascun Stato dell’UE e facendo nascere coordinamenti nazionali indipendenti. In questa fase è anche importante iniziare a registrare i contatti con la stampa e le associazioni nazionali e internazionali che potranno in seguito dare un sostegno economico all’iniziativa.

QUANDO AVREMO RACCOLTO LE PRIME 500.000 FIRME E COSTITUITO IL COMITATO PROMOTORE
Depositeremo la proposta di ICE e la registreremo presso gli uffici UE competenti a Bruxelles. Ci sarà un tempo di attesa per la valutazione e accettazione formale della proposta di ECI. A partire dall’accettazione formale dell’ICE da parte degli uffici UE ci saranno sei mesi di tempo per comunicare il lancio effettivo della raccolta firme.

DICIOTTO MESI
Questo è il tempo che avremo a disposizione per raccogliere un milione di firme attraverso la piattaforma online in tutto il territorio europeo, rispettando le quote minime per ciascuno Stato. Noi avremo già assicurata la prima metà di firme: chi ben comincia è a metà dell’opera!

È il momento di unire in una azione politica comune tutti coloro che si oppongono alle violazioni dei diritti fondamentali, alle torture, agli abusi nei confronti di esseri umani inermi, colpevoli solo di cercare una vita dignitosa e una speranza per il futuro, lontani dai propri Paesi di origine.

Costruiamo insieme un movimento sociale, dal basso e transnazionale per indurre l’Europa a rispettare i propri principi in materia di migrazione. Questa iniziativa è solo il primo passo.

Oltre a sottoscrivere l’ICE con la propria firma, è importante diffonderla facendola girare. Fatti promotore dell’ICE sull’Art. 4 e aiuta la raccolta firme: parlane con chi conosci, condividi questo sito, contatta la stampa e le associazioni della tua città: un milione di firme è un obiettivo ambizioso che dobbiamo raggiungere con l’aiuto di tutti e tutte.

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MANIFESTO

RIPRENDIAMOCI L’EUROPA

BASTA CON LA VIOLENZA ALLE FRONTIERE

“L’Unione Europea si fonda sui valori indivisibili e universali della dignità umana, della libertà, dell’uguaglianza e della solidarietà”, così recita il preambolo della Carta dei diritti fondamentali della UE.

Da anni, tuttavia, assistiamo alla continua e sistematica violazione di questi principi. Ne sono innegabili esempi: la militarizzazione ed esternalizzazione delle frontiere interne ed esterne; i respingimenti brutali; le violenze perpetrate nell’ambito degli Stati membri e nei Paesi terzi con cui l’Europa ha stretto accordi per impedire l’ingresso nel proprio territorio dei richiedenti asilo.

In Croazia, Francia, Grecia, Italia, Spagna, come in Libia e Turchia, si verifica ormai da tempo l’impietosa sospensione dei diritti umani. Gli abusi e le violenze sono diventate il tratto dominante della governance europea nella gestione del fenomeno migratorio.

Il nostro status di cittadini europei ci impone di agire per chiedere all’Europa di tornare a dare significato alle solenni parole sottoscritte nel 2000 a Nizza dai capi di Stato e di governo dei nostri Paesi.

È il momento di unire in una azione politica comune tutti coloro che si oppongono alle violazioni dei diritti fondamentali, alle torture, agli abusi nei confronti di esseri umani inermi, colpevoli solo di cercare una vita dignitosa e una speranza per il futuro, lontani dai propri Paesi di origine.

Chiediamo all’Unione Europea:

un’azione concreta tesa a garantire il pieno rispetto da parte dei suoi Membri dell’art. 4 della Carta UE dei diritti fondamentali, che prescrive l’obbligo non solo di repressione ma anche di prevenzione di atti di tortura, trattamenti disumani e degradanti nei confronti di TUTTI gli individui.

Chiediamo di proteggere le persone migranti o richiedenti asilo, attraverso:

  • l’istituzione di meccanismi di monitoraggio volti a rilevare e fermare gli abusi dei diritti fondamentali e gli atti lesivi della dignità umana, tanto alle frontiere che nello spazio comune europeo;
  • il recesso ovvero la NON stipulazione pro futuro di accordi internazionali in materia di contenimento dei flussi migratori con Stati terzi colpevoli di gravi violazioni dei diritti umani;
  • la definizione di standard minimi di accoglienza validi per tutti i Paesi membri e per l’interno periodo di permanenza sui loro territori;
  • l’eventuale previsione di sanzioni specifiche in caso di violazione delle normative UE.

Grazie all’ICE (Iniziativa dei Cittadini Europei), un milione di cittadini residenti in un quarto almeno degli Stati membri chiederanno alla Commissione UE un intervento legislativo. Abbiamo incentrato la nostra richiesta proprio sul rispetto dell’art.4 della Carta fondamentale dei diritti europei.

Come cittadini europei diciamo basta alla negazione da parte dei nostri Governi dei valori espressi nella Carta fondante dell’Unione.

Riprendiamoci l’Europa!

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ARTICOLO 4: STOP TORTURA E TRATTAMENTI
DISUMANI ALLE FRONTIERE D’EUROPA

INIZIATIVA DEI CITTADINI EUROPEI AI SENSI DEL REG. UE 2019/788

Nell’ambito delle competenze concorrenti dell’UE – definite all’interno del settore “Giustizia, Libertà, Sicurezza”, ove l’art. 78 del TFUE richiama le competenze sulle politiche relative ai controlli alle frontiere, all’asilo ed all’immigrazione – si chiede l’adozione di strumenti normativi adeguati affinché sia applicato in via effettiva l’art. 4 della Carta dei diritti fondamentali della UE e sia bandito l’uso della violenza, della tortura e di trattamenti inumani e degradanti nel controllo delle frontiere dello spazio UE e all’interno dei paesi terzi con i quali le Istituzioni europee o uno o più stati membri hanno stretto accordi volti a contenere l’ingresso in Europa di migranti o richiedenti asilo, nonché all’interno degli stessi stati membri nella gestione dell’accoglienza, prevedendo sanzioni in caso di inottemperanza agli obblighi stabiliti.

OGGETTO, OBIETTIVI E CONTESTO

L’articolo 4 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea afferma: “Nessuno può essere sottoposto a tortura, né a pene o trattamenti inumani o degradanti”.

Negli ultimi anni si assiste nei confronti dei migranti a un’escalation di violenza intollerabile per le coscienze europee, in aperto contrasto con i principi fondamentali della UE. I rapporti delle organizzazioni quali UNHCR, Amnesty International e Human Rights Watch, le inchieste giornalistiche, le numerose testimonianze delle vittime raccontano di torture, stupri e minacce nei centri di detenzione della Libia, paese con il quale l’Italia ha stretto accordi per controllo delle partenze; di condizioni di estremo degrado nei campi in Grecia e in Bosnia, dove sovraffollamento, assenza di sevizi igienici e di assistenza mettono a rischio la vita dei soggetti più vulnerabili; dell’uso spropositato della forza e di episodi ripetuti di vera e propria tortura da parte della polizia croata nei confronti di richiedenti asilo alla frontiera con la Serbia e la Bosnia; di situazioni di detenzione illegale di migranti in diversi paesi della UE o finanziati dalla UE, di respingimenti violenti lungo tutte le frontiere d’Europa, di sospensione di fatto del diritto a richiedere asilo.

L’ICE chiede un intervento della UE nell’ambito delle proprie competenze concorrenti definite all’interno del settore “Giustizia, Libertà, Sicurezza” ove l’art. 78 del TFUE richiama le competenze sulle politiche relative ai controlli alle frontiere, all’asilo ed all’immigrazione, volto a porre fine a queste continue e ripetute violazioni di un principio fondamentale dell’Unione europea, espresso nell’art. 4 della CDFUE, affinché siano tutelate le persone migranti o richiedenti asilo: 1- all’ingresso nello spazio comune europeo attraverso la regolamentazione dell’attività di controllo delle frontiere e previsione di sanzioni specifiche per i paesi che violino apertamente il divieto dell’uso della violenza; 2- all’interno di paesi terzi, fuori dalla UE, nell’ambito di operazioni volte alla cd. “esternalizzazione delle frontiere” europee attraverso la previsione di sanzioni specifiche per i paesi membri che concludano accordi che non prevedano il controllo del rispetto dell’art. 4; 3- nella definizione degli standard di accoglienza all’interno dello spazio dei paesi europei per tutto il periodo di permanenza sul territorio attraverso la previsione di sanzioni specifiche per i paesi che si rendano protagonisti con i propri organismi e/o le proprie forze dell’ordine di violazioni dei diritti delle persone migranti o richiedenti asilo.

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